Rete Interdiocesana NSdV: Proposta pastorale “Cibo: da Madre Terra l’energia per la vita”

Image2Il Cibo è un grande dono che Dio ha offerto, mediante il Creato, a tutte le sue creature, compresa l’umanità che è la grande creatura di Dio: Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde” (Gen 1,19-30).

Il cibo, secondo la Bibbia, è un segno che rivela anche il rapporto di alleanza tra Dio e l’umanità. Infatti, mangiando l’umanità è caduta: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Gen 3,6-7). Sempre in un contesto di convivialità l’umanità viene redenta e può risorgere con Gesù Cristo: “E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti” Mc 14,22-24.

Nell’A.T la simbologia del banchetto diventa metafora messianica per manifestare la bellezza dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Nel N.T. il banchetto eucaristico rivela un Dio che non solamente ci ospita nel suo banchetto messianico, ma diventa addirittura il nostro cibo, come scrive brillantemente il noto teologo Matthew Fox, nel libro In principio era la gioia: “In questo caso Dio stesso, con un incredibile atto di immaginazione creativa, diventa il cibo e la bevanda sulla tavola” (p. 134).

Queste due dimensioni bibliche sono anche quelle che possono esprimere molto bene le questioni fondamentali del cibo oggi: il cibo è per molti motivo di caduta, di ingiustizia, di miseria, di sofferenza e di morte; ma è anche impegno e lotta in modo che diventi sempre più realtà di giustizia, di pace, di condivisione, di salvezza e di vita.

Nel primo caso, basti pensare alla contraddizione stridente tra gli 805 milioni di affamati e, dall’altra parte, i 1,5 miliardi di persone obese o in sovrappeso (secondo dati recenti della FAO), senza dimenticare i problemi legati a disturbi alimentari (es. anoressia, bulimia, …). Il cibo diventa quindi una condanna di morte per gli uni e per gli altri.

Dall’altra parte il cibo diventa salvezza per l’umanità e per madre terra, grazie all’impegno di coloro che promuovono la filiera etica di produzione e di consumo di cibo, basti pensare ai gruppi di acquisto solidale e alle tecniche di agricoltura naturale, che generano un nuovo modello di fare agricoltura oggi e di consumare in maniera equa e solidale, e all’esperienza trentennale del commercio equo e solidale che coltiva relazioni commerciali equo e solidali con i produttori del sud del mondo.

La maggior parte del cibo proviene dall’agricoltura, intesa come coltivazione della terra e allevamento del bestiame. Per cui, l’agricoltura è di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’umanità, sottolinea il documento del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace Terra e Cibo: “Lavorando la terra, gli esseri umani, come individui e come gruppi, custodiscono i beni ambientali e ne potenziano le virtualità intrinseche a vantaggio delle generazioni presenti e future” (p. 11-12).

È importante sottolineare che l’agricoltura è diventata sempre più una produzione intensiva, utilizzando massivamente pesticidi e diserbanti, ma anche gli ogm. Tutto ciò costituisce una delle grandi cause dei cambiamenti climatici, secondo gli esperti; tutto questo per poter produrre grandi quantità di cibo che hanno superato il fabbisogno dell’umanità e che generano scarto e spreco. Infatti, la questione dello spreco del cibo è legata al modello dominante di produzione e di distribuzione.

Il seminario annuale del 2014, promosso dal gruppo Custodia del Creato della CEI, ha fatto emergere che la grande produzione intensiva è il principale fornitore della grande distribuzione del cibo, causando gravi problemi alla terra e alla salute delle persone. In tale occasione si è colta l’importanza di superare questo modello mediante una agricoltura di prossimità, legata al territorio, rispettosa della natura con le sue stagioni, utilizzando metodi naturali e biologici nella produzione.

Allora dobbiamo chiederci: come viene prodotto e distribuito il cibo? Con quale tipo di agricoltura e con quale filiera viene portato sulle nostre tavole?

Vogliamo manifestare una certa preoccupazione sull’Expo 2015, a Milano, nel momento in cui sembra presentarsi quale fastosa vetrina mondiale della grande produzione e distribuzione del cibo, quest’ultima gestita da un pugno di multinazionali.

Proponiamo alle Chiese locali, la costruzione di percorsi pastorali, adatti al proprio territorio, che conducano i cristiani a riscoprire e a seguire la via di salvezza correlata al cibo e non quella della caduta.

Questa iniziativa pastorale avrà tre fasi con circa 2 mesi di lavoro ognuna: vedere (maggio – giugno); giudicare-discernere (luglio – agosto – settembre); agire (ottobre – novembre). Ci sarà una piattaforma virtuale (App. per IOS, Android, Pc) per lo scambio dei saperi, prassi vissute e laboratori realizzati. Inoltre verranno inviate delle schede per ricordare le varie fasi (vedere, giudicare e agire);

1. Vedere

La questione della produzione e dello scarto del cibo

Come comunità cristiane dobbiamo chiederci: come viene prodotto il cibo nelle nostre campagne e nei nostri allevamenti? Quale quantità enorme di prodotti agrochimici (pesticidi, diserbanti, farmaci e concimi) vengono usati, i quali stanno avvelenando il nostro terreno agricolo e che sono anche una delle grandi cause dei cambiamenti climatici? Quale peso diamo al problema del pescato e della distruzione della fauna marina a causa dell’inquinamento dei mari?

La produzione del cibo, realizzata dall’agricoltura intensiva, è la principale causa del saccheggio dei territori, imponendo monoculture e distruggendo le agricolture locali, causando così la denutrizione di molta popolazione povera. Inoltre, è quella che fornisce la grande distribuzione, rimpinzando gli scaffali già pieni delle nostre catene distributive, causando problemi e malattie per una nutrizione disordinata o scadente. Al contrario, le ultime ricerche scientifiche confermano che il consumo di cibo naturale, senza pesticidi, previene all’insorgenza di alcune malattie (tumori, ictus, diabete…).

Il cibo oggi si trova sempre più nelle mani di un pugno di multinazionali. Infatti, secondo un’indagine della rivista Valori (n. 215, gennaio 2014), le corporation che possono essere considerate “i signori del cibo”, dalla produzione alla trasformazione, sono appena 10.

Questa filiera, che parte dalla grande produzione e arriva alla grande distribuzione, è anche la maggiore responsabile dello spreco del cibo. Secondo il rapporto FAO Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources (anno 2013), il 54% degli sprechi alimentari si verificano “a monte”, in fase di produzione, raccolto e immagazzinaggio, mentre Il 46% avviene invece “a valle”, nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo. Tutto questo causa la perdita della strabiliante quantità di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l’anno, provoca gravi perdite economiche e grava in modo insostenibile sulle risorse naturali dalle quali gli esseri umani dipendono per nutrirsi. Questo rapporto FAO è il primo studio che analizza l’impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale, esaminando specificamente le conseguenze che esse hanno per il clima, per le risorse idriche, per l’utilizzo del territorio e per la biodiversità.

Lo spreco del cibo è anche una grande ingiustizia sociale perché sarebbe sufficiente quel 1/3 del cibo mondiale sprecato per eliminare la fame degli 805 milioni di malnutriti. Come pure, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, causa un grave impatto ambientale, perché ogni anno è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra (secondo il Rapporto FAO).

Inoltre, le nostre comunità cristiane devono percepire che rischiano di diventare “funzionali” alla grande filiera, quando ricevono gli scarti di cibo dalla grande distribuzione per poter affrontare le emergenze di povertà in mezzo a noi. La grande distribuzione facendo questo evita di impegnarsi ad eliminare lo spreco strutturale. Oltre all’intervento di emergenza è importante capire e combattere le cause strutturali degli sprechi e della povertà.

Le nostre comunità cristiane devono accorgersi sempre più che ci sono alternative già in atto a partire dal proprio territorio: la piccola filiera che produce per il fabbisogno della gente, rispettando la terra, utilizzando agricolture rispettose dell’ambiente, facendo prodotti di qualità, vendendoli mediante forme differenti (direttamente oppure attraverso i piccoli negozi), valorizzando il cibo vegetariano, scambiando semi tra i contadini, riutilizzando il cibo a livello familiare etc….

Proponiamo alle comunità cristiane alcuni percorsi:

1. educare ad informarsi sulla produzione, per es. quando si va al supermercato impegnarsi a leggere le etichette per poter accorgersi da chi e come viene prodotto il cibo (cfr. Guida o miniguida al consumo critico). Inoltre, per vedere lo spreco che fanno, come pure le misure che già adottano contro lo spreco (parlando con gli addetti);

2. un percorso per le famiglie: una famiglia può analizzare i criteri che la guidano negli acquisti se redige il bilancio economico famigliare della propria spesa settimanale (cosa ha acquistato, dove, le scadenze e lo scarto);

3. elaborare una mappatura del territorio: sia della grande filiera dominante (gestita dalle grandi imprese) ma anche della piccola filiera etica (commercio equo e solidale, i gruppi di acquisto solidale – GAS, i distretti di economia solidale – DES, autoproduzione e scambio di saperi, ecc.).

Invitiamo a condividere le iniziative fatte mediante l’App: visite, lettura etichette, interviste, reportage di foto, il bilancio economico famigliare.

  1. Giudicare/discernere

Eucarestia (cibo spezzato e condiviso) come punto di riferimento e di giudizio

Come comunità cristiane dobbiamo far nostro il fondamento cristologico-eucaristico dell’ultima Cena, che ci ricorda in maniera forte come il cibo, così come tutta la creazione comprese le nostre vite, è dono di Dio e per cui è per tutti. Ciò che si vive e celebra nell’eucarestia è fonte e culmine per la vita concreta della comunità cristiana, come pure per tutti i cristiani nella loro vita quotidiana, impegnandosi a concretizzare il criterio della fratellanza e della giusta redistribuzione dei beni, come ha sottolineato il Concilio Vaticano II mediante il principio della destinazione universale dei beni: “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità” (Gaudium et Spes 69).

Quando celebriamo l’Eucarestia, cerchiamo di viverla come fonte di ringraziamento ma anche come fonte di analisi della coerenza della comunità con quello che celebra. Papa Francesco ci invita: “imitate ciò che celebrate” (omelia 11 maggio 2014). Dunque le comunità cristiane dovrebbero chiedersi: viviamo nella nostra vita quotidiana e nelle scelte concrete quello che celebriamo? Siamo, forse, incappati nello stesso errore che San Paolo riscontra nella celebrazione dell’eucarestia della comunità di Corinto (1Cor 11,17)?

I padri della chiesa del IV secolo denunciarono lo scandalo di quelle celebrazioni eucaristiche in cui i cristiani si nutrivano del corpo di Cristo e lasciavano morire i poveri di fame alle porte delle chiese. Tra questi vi è san Giovanni Crisostomo che dichiarò: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Ebbene, non tollerare che egli sia nudo; dopo averlo onorato qui in chiesa con stoffe di seta, non permettere che fuori egli muoia per il freddo e la nudità…” (Omelia sul Vangelo secondo Matteo 50,3-4).

Il cibo è anche un prezioso elemento della natura che manifesta (come abbiamo sottolineato all’inizio, citando Genesi 1,19-30) l’amore del Creatore per la vita di tutte le creature, diventando così parte fondamentale della grammatica di Dio: “La fede nel rivelarci l’amore di Dio Creatore ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita”, scrive papa Francesco nell’enciclica Lumen Fidei n.55).

Il cibo è anche elemento di relazionalità che esprime la nostra esigenza di amore e di condivisione. Basti pensare che la prima esperienza di amore che facciamo, proprio all’inizio della nostra vita, avviene mediante l’allattamento materno. Il cibo precede la parola: mangiare diventa quindi dono della madre verso il figlio che assunto diventa vita, sangue e carne. Il cibo è elemento di relazionalità anche con la terra, che lo produce e che, opportunamente lavorata, ce lo offre come “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”.

Il Cibo, infine, non è solo un bene che nutre e che alimenta il nostro corpo, ma esprime anche il nostro essere: emozioni, pensieri, azioni e spirito. Un altro esempio è lo stare a tavola che è il luogo per eccellenza delle relazioni e dello stare insieme – senza accendere la tv. – rivelando anche come ci sentiamo.

Proponiamo alle comunità cristiane alcuni percorsi:

  1. proponiamo diverse lectio bibliche che ci aiutano ad essere coerenti con le esigenze evangeliche: i testi della moltiplicazione dei pani (Mc 6, 34-44 e 8, 1-9; Mt 14, 13-21; Gv 6, 1-15; Lc 9,10-17); testi sul Giubileo biblico Lev 25; le Beatitudini Mt 5,1-12; il giudizio finale Mt 25,31-46; Atti degli Apostoli 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16; San Paolo 1Cor 11,17-33; Apocalisse 21,1-8;);

  2. invitiamo le famiglie, dopo aver redatto il bilancio economico famigliare della propria spesa settimanale, a riflettere sulle motivazioni degli acquisti, rivedendo il loro stile di vita affinché sia consono alla custodia della Terra e alla condivisione che Cristo chiede. Modalità pratica: incontro di famiglie per condividere le riflessioni e magari confrontando i propri bilanci;

  3. inserire, nelle celebrazioni eucaristiche, elementi che aiutano a riflettere il significato della condivisione celebrata e vissuta (omelia in dialogo per riflettere insieme su 1Cor 11,17). Nell’offertorio fare una processione dove ognuno porta una pietanza da condividere insieme ai poveri della comunità. Dopo la celebrazione fare il pranzo comunitario con pietanze portate da tutti, dove si invitano anche i poveri.

Invitiamo a condividere le iniziative fatte mediante l’App: la creazione di disegni/poesie/musiche etc che esprimano visibilmente ciò che abbiamo imparato nelle lectio; le motivazioni del bilancio economico famigliare (Sogno un mondo, che/dove….)

3. Agire

Il cibo come bene comune e giustizia

Come comunità cristiane dobbiamo impegnarci a far crescere una filiera etica di produzione e di distribuzione del cibo, che rispetti l’ambiente e custodisca madre terra e che non causi spreco del cibo, ma che favorisca l’accesso al cibo per tutti e la sicurezza alimentare a tutti i popoli.

Per questo, è importante far diventare prassi pastorale le dichiarazioni della Dottrina Sociale della Chiesa, a partire dai continui e forti richiami di papa Francesco. Uno degli ultimi, il video-messaggio del 7 febbraio 2015 per l’incontro di 500 rappresentanti nazionali e internazionali verso l’Expo 2015 a Milano: “a voi desidero ripetere quanto ho scritto in Evangelii Gaudium: “No, a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa” ( 53).

Si tratta quindi di impegnarsi a cambiare questo modello di sviluppo, come già nel 1990 Giovanni Paolo II dichiarò nell’Enciclica Redemptoris Missio “Il Nord del mondo ha costruito un tale «modello di sviluppo» e lo diffonde nel Sud, dove il senso di religiosità e i valori umani che vi sono presenti rischiano di esser travolti dall’ondata del consumismo. «Contro la fame cambia la vita» è il motto nato in ambienti ecclesiali, che indica ai popoli ricchi la via per diventare fratelli dei poveri: bisogna ritornare a una vita più austera che favorisca un nuovo modello di sviluppo, attento ai valori etici e religiosi.” (n.59).

Per questo, è molto importante non lavorare solamente a valle, rischiando un’azione ridotta all’assistenzialismo, ma soprattutto a monte per rimuovere le cause strutturali che generano le ingiustizie sulla produzione e distribuzione del cibo, per una politica di giustizia che garantisca la sicurezza alimentare, per un’agricoltura che rispetti i ritmi della terra e delle stagioni. Come sottolinea papa Francesco, sempre nel video messaggio all’Expo 2015: “E’ dunque necessario, se vogliamo realmente risolvere i problemi e non perderci nei sofismi, risolvere la radice di tutti i mali che è l’inequità. Per fare questo ci sono alcune scelte prioritarie da compiere: rinunciare all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e agire anzitutto sulle cause strutturali della inequità”.

Ecco quindi l’impegno della giustizia sociale per poter rimuovere le radici dei mali e generare un nuovo modello di sviluppo. Sottolineatura presente nell’ultima enciclica sociale Caritas in Veritate, dove Benedetto XVI ribadisce: “ La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività economica, perché questa ha sempre a che fare con l’uomo e con le sue esigenze. Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte le altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali. Così ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale. (n.37).

Stimoliamo le comunità cristiane a realizzare nelle comunità parrocchiali, nelle scuole e nell’ambito della società civile, alcuni percorsi educativi:

  1. incontri formativi, laboratori e concorsi per far conoscere e incentivare l’impegno del voto del portafoglio mediante il consumo responsabile, ed evidenziare nel bilancio familiare la parte che si riesce ad acquistare con consapevolezza e con criterio di giustizia;

  2. la produzione e distribuzione sostenibili del cibo dal basso della filiera etica (i DES – distretti dell’economia solidale, gli orti sociali e comunitari, il commercio equo e solidale, la filiera corta a km 0, le cooperative sociali, i gruppi di acquisto solidale-gas, i piccoli negozi, l’autoproduzione del cibo, l’agricoltura biologica, l’interscambio delle eccedenze fra vicini e comunità, ecc..), dove c’è il primato dell’economia delle relazioni mediante il criterio della giustizia, della sufficienza e della stagionalità dei prodotti e dove lo scarto del cibo viene ridotto ai minimi termini in maniera strutturale;

  3. azioni per far conoscere il “banco alimentare”, gli “empori della solidarietà” e la “cucina dello scarto”, dove lo scarto viene riutilizzato e non sprecato. Il recupero del cibo non utilizzato o che sta per scadere nei ristoranti, nelle mense, nei supermercati (tipo “last minute market”) per poi distribuirlo agli enti di solidarietà; cucinare con frutta e verdura di scarto (marmellata, conserve sott’olio – cena degli scarti etc…);

  4. eventi a forte impatto sociale come “pranzi e cene dei popoli” finalizzati a far conoscere il divario fra il Nord e il Sud del mondo in materia di alimentazione, valorizzando la cultura dell’alimentazione, la preparazione e la condivisione del cibo (un esempio: la “cambusa critica degli Scout”);

  5. prassi di sobrietà nei banchetti famigliari d’occasione (compleanni, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, ecc..), secondo il criterio della sufficienza, come pure nelle feste parrocchiali.

Invitiamo a condividere le iniziative fatte mediante l’App: la creazione di un blog o piattaforma multimediale, la preparazione di un opuscolo e di un DVD (una sorta di reportage sulle buone e giuste pratiche per un nuovo modello di sviluppo), prodotti multimediali fatti da studenti, ragazzi e giovani degli oratori, associazioni e movimenti (a conclusione dei concorsi).

Annunci

One thought on “Rete Interdiocesana NSdV: Proposta pastorale “Cibo: da Madre Terra l’energia per la vita”

  1. Pingback: Rete Interdiocesana NSdV “Cibo: da Madre Terra l’energia per la vita” | Commissione nuovi stili di vita - Diocesi di Padova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...